11. Progetto mix

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Progettare un mix è la base per creare una miscela funzionale , economica e redditizia, adattandola al nostro modo di pescare e alle nostre possibilità di tempo ed economiche.

Nella puntata precedente, parlando di esche pronte ed esche self , abbiamo identificato due grandi categorie. Le food bait e le boilie da “caccia”. Questa distinzione di massima, si presta a numerose interpretazioni anche incrociate, perché nulla vieta di creare una pallina nutritiva e anche attrattiva, ma secondo me questa è un’esigenza marginale , riconducibile essenzialmente a quelle pescate che durano per molti giorni consecutivi.

Venendo alla fase progettuale di una food bait, risulta evidente come la componente nutritiva sia la base su cui “poggiare” l’intero progetto. Le carpe sono particolarmente voraci di proteine animali e grassi, due nutrienti fondamentali da cui traggono energia e sostanze fondamentali per il loro benessere e la loro crescita ponderale. Non è un caso che i “pesi massimi” della specie, si possono trovare in tutti quei laghi e fiumi ricchi di gamberi, lumachine e altri molluschi.

La scelta cade sulle farine di pesce, di carne, di crostacei e derivati, cercando magari di differenziarsi dalla massa, per offrire alternative poco note e quindi non sospette. Si possono combinare fra loro più ingredienti in modo da creare anche i presupposti per avere un gusto definito e particolare , che faccia riconoscere le nostre eccezionali palline, nel marasma delle molteplici varietà gettate in acqua nei posti più gettonati.

Questi ingredienti vanno dosati fino ad ¼ del totale del mix, volendo quindi combinare due ingredienti specifici , mi sento di suggerire le combinazioni di: “Lievito+farina di salmone LT”, “Aringa LT+krill meal”, “Farina di fegato+krill meal” e “Lievito+farina di fegato”. Tutte combinazioni eccezionalmente funzionali come apporto di nutrienti primari e gusto, dosando i due elementi in parti uguali fino a comporre il 25% del mix.

Una farina vegetale che non può mancare nelle food bait è la soia grassa tostata che, grazie ai suoi fosfolipidi, emulsiona e amalgama la componente grassa delle farine animali. Le proteine di questo seme sono inoltre molto complete come spettro amminoacidico, e aumentano la componente nutritiva totale. Anche questa farina si dosa a ¼ del totale, quindi 25%.

Serve a questo punto una giuste dose di amidi che permettano di impastare a crudo il mix, garantendo quella plasticità che permette un risultato soddisfacente per passare in trafila e rullatrice. La scelta più comoda e comune è la semola rimacinata di grano duro. Anche questo ingrediente inserito al 25%.

Infine serve il latte in polvere che permette di garantire all’esca finita l’elasticità necessaria per assorbire acqua e scambiare con l’elemento liquido , senza che la pallina si gonfi , si disgreghi e non abbia durata sufficiente sull’hair rig. Con questo ultimo ¼ abbiamo colmato la parte solida del progetto.

Per realizzare le food bait, in genere si usano pochi ingredienti liquidi, nel nostro caso potrebbe essere interessante inserire un olio di pesce nel periodo estivo, aumentando i grassi e di conseguenza il gusto della pallina finita (quando l’acqua è calda) oppure un acidificante organico in inverno , tipo una qualsiasi salsa fermentata come quella di soia , oppure l’aceto balsamico.

Per gestire il gusto finale di questo tipo di palline, si possono comunque usare dosi minime dell’aroma preferito oppure i più naturali oli essenziali.

Progettare un’esca da caccia è più semplice, in merito alle dinamiche dei solidi, ma più complesso nella ricerca delle combinazioni aromatiche e gustative.

Per quello che riguarda il mix, è sufficiente usare un buon 50/50 (di cui abbiamo già discusso nella puntata numero 6) oppure un light bird food di cui parleremo prossimamente.

A questo punto, la lista dei solidi si può concludere con una caratterizzazione specifica che si ottiene tagliando dal 10 al 20% il mix di base.

Le scelte sono molteplici: io preferisco usare farine grasse vegetali, come arachide, nocciola, cocco, mandorla, pinolo o la combinazione di più tipi fra queste, quando l’acqua supera la soglia dei 15°C. Per le altre occasioni se la giocano il predigested fishmeal, la farina di Krill, il fegato o una miscela delle stesse.

Una volta praticato il taglio: 800 grammi di mix base + 200 grammi di caratterizzazione, ci concentreremo sullo studio della componente liquida in funzione della stagione, dello spot prescelto e dei nostri gusti personali.

Da un punto di vista pratico, si tratterà di unire un liquid food particolarmente attrattivo, un’aroma di provata efficacia, selezionato come dosaggi e caratteristiche chimiche in funzione della tipologia di acqua ed il dolcificante.

Alcune combo di provata efficacia:

  1. Carpamino , orange oil, monster crab e NHDC
  2. Liquid krill, bubble gum, black pepper oil e NHDC
  3. Liquid predigested, strawberry hit, scopex e intense sweetner
  4. Emo krill, mulberry e intense sweetner
  5. Burro di arachide , scopex, nutmeg oil e intense sweetner
  6. Miele, liquid liver, squid, scopex e NHDC

La prossima volta, parleremo di light bird food mix per esche da caccia.

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Sono nato in provincia di Treviso nel luglio del 1972 ed ho scoperto la passione per la pesca all'età di circa sei anni, fermandomi a guardare i pescatori di trote lungo il fiume della mia cittadina. Purtroppo mio padre Pietro non era un appassionato, quindi mi toccò arrangiarmi in maniera autonoma, munito solo della mia curiosità di bambino e confidando nella pazienza di quei vecchi pescatori che tempestavo di domande circa la tecnica, i nodi, le esche e le catture. Scoprii allora che nella pesca nulla è regalato e le informazioni che ricevevo erano più stimoli a sperimentare che non risposte certe. I miei genitori si decisero a farmi la licenza a otto anni, limite minimo consentito dall'associazione pescatori, dopo due anni di gavetta fatti nei laghetti sportivi pescando le trote. Ho praticato tutte le tecniche dell'epoca, canna fissa a persici sole, passata al tocco in torrente, spinning con cucchiaino e pesca a fondo classica per carpe, anguille e pesci gatto. Per mia fortuna la provincia di Treviso è sempre stata generosa in termini di ambienti e stimoli, permettendomi di crescere come pescatore a 360°. Mio padre Pietro morì prima del mio diciottesimo compleanno e l'anno che ne seguì fu per me molto difficile, introspettivo e buio, non pescai per molti mesi e mantenni l'aggancio con la passione solo grazie alle riviste di pesca che divoravo assiduamente. Fu proprio per merito di una rivista che conobbi la nuova tecnica importata dall'Inghilterra e grazie a un autore in particolare, Giorgio Balboni, me ne innamorai! Il carpfishing degli anni novanta era differente, molto introspettivo e adatto a pescatori piuttosto schivi e solitari, disposti a isolarsi anche per lunghi periodi in ambienti vergini, dove i cappotti erano all'ordine del giorno. Io ero il candidato ideale visto che già vivevo in un mio mondo fatto esclusivamente di allenamenti in palestra e momenti passati da solo in mezzo alla natura. Come spesso accade nella vita, il destino mise sulla mia strada le persone giuste e così durante una trasferta al negozio della famiglia Boscolo di Preganziol incontrai “Cambogia”, una delle figure più importanti della mia vita, uomo ricco di vicissitudini e orfano di padre come me, capace di gustare i profondi silenzi della pesca. Diventammo inseparabili e la decade che seguì a quel primo incontro ci vide affrontare le acque di tutta Italia e le mecche estere. Alcune volte siamo stati i primi a portare questa tecnica in acque vergini con altalenanti successi ed enormi soddisfazioni, ma noi non pescavamo solo per catturare pesce, avevamo bisogno di evadere da una realtà che ci opprimeva per rifugiarci in riva a qualche corso d'acqua dove stavamo in sintonia, senza parlare anche per giorni. E nonostante tutto ci capivamo al volo solo con uno sguardo. Il carpfishing mi ha rapito per buona parte della mia gioventù fissando ricordi indelebili di pescate solitarie durate anche trenta giorni consecutivi, in ambienti incontaminati. Mi sono spinto al limite e stavo per cadere nell'oblio dal quale mi sono salvato grazie alla nascita dei miei figli che mi hanno riportato a vivere in maniera costruttiva questa passione. Nel frattempo ero già diventato l'esperto di esche del mio piccolo gruppo di amici ed è stato chiaro fin da subito che la boilie avrebbe condizionato il mio modo di vivere la passione per la pesca alla carpa. Negli anni della ragione, grazie allo slancio imprenditoriale del giovane Fabio Boscolo, erede di una famiglia d’illuminati commercianti, nacque l'azienda Big Fish con la quale ho collaborato fino al 2010 in compagnia dell'amico e "guru" dell'esca Sandro Minotto. Gli anni con Big Fish mi hanno permesso di attingere direttamente all'e-sperienza di Richworth Streamselect, la prima industria nata per la produ-zione di boilies e di avere contatti diretti con i più grandi produttori di pet food e mangimi. Sono riuscito anche a realizzare il sogno di contattare Fred Wilton, il vero "Bait guru" del libro, con il quale ho intrapreso un rapporto di amicizia epistolare fatto di consigli, di aneddoti e credo di essere l'unico Italiano ad aver personalmente conosciuto l'inventore della boilie. Big Fish mi ha permesso di avere un filo diretto con tutti gli appassionati Italiani, grazie all'esperienza più bella e impegnativa della mia vita, rappresentata dalla gestione del monumentale forum a tema dell’azienda dove raccogliemmo un mondo d’informazioni, ricette, esperienze e consigli purtroppo andati persi. Negli ultimi anni ho ricevuto più di 10.000 messaggi personali suddivisi fra forum ed email ai quali mi pregio di aver risposto con enorme soddisfazione e spero chiarezza. Questo bagaglio d'informazioni mi ha spinto a creare prodotti per l'esca dedicati al nostro territorio e ai nostri ambienti, facendo diventare Big Fish la principale azienda del settore in Italia e una delle poche in grado di esportare conoscenza anche in Francia e Inghilterra. Avevo tre sogni per ciò che riguarda la ricerca e la diffusione delle competenze tecniche, elaborare una mia ricerca sull'esca, progetto riuscito nel 2012 sviluppando la teoria dell'elevata energia potenziale, ottenuta grazie alla ricerca e lo sviluppo di super nutrienti a base di grassi predigeriti e modificati, sfociata poi nel White fish mix. Creare un'esca pronta a mio nome, iniziativa riuscita nel 2013 con lo svi-luppo della crazy ready made, una boilie costruita su un’idea ambiziosa con tutti gli ingredienti nutritivi e attrattivi prodotti in autonomia e non mutuati da altri settori. L’ultimo dei miei sogni era scrivere un libro per raccogliere tutto il sapere e le esperienze di questa vita di studi, di ricerche e di avventure di pesca.