4. Attrazione secondaria

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L’attrazione secondaria la possiamo definire semplicemente :”gusto”.

Si tratta di una qualità fondamentale dell’esca che deve piacere al pesce, altrimenti non verrà mangiata con regolarità, nonostante possa essere stimolante da un punto di vista chimico.

In pratica è stato provato con numerosi esperimenti in vasca che il contatto con i barbigli e con la bocca del pesce, determina un assaggio che può portare all’accettazione o al rifiuto, cosa che accade, ad esempio, aromatizzando delle palline in silicone poroso. I pesci ne sono attratti e si perdono in qualche assaggio, per poi perdere interesse nel boccone, non appena lo classificano come: “non commestibile” o comunque come non gradito.

La componente solida, composta dal mix e da tutti quegli ingredienti inseriti in polvere o farina, determina il gusto finale della boilie, con l’eccezione dei semi-solidi, i liquid food densi e corposi in genere, che si posizionano a cavallo dell’attrazione primaria e secondaria (avendo sia una parte solubile che una insolubile).

Questa qualità specifica dell’esca è determinante per tutte quelle ricette dedicate alla pasturazione o comunque ad essere presentate al pesce in quantitativi importanti durante la pescata, come ad esempio nelle sessioni di più giorni consecutivi. Mentre diventa logicamente subordinata all’attrazione primaria in quelle condizioni dove si presenta solo l’innesco con poche palline sparpagliate attorno.

Per questo motivo il mix diventa determinante quando si vuole lavorare sul’attrazione secondaria, scegliendo quelle miscele direttamente caratterizzate in termini gustativi, grazie all’apporto di ingredienti fisici importanti, come farine di pesce e derivati, farine di carne e derivati, spezie e vegetali molto gustativi.

Partendo da un mix molto saporito, basterà inserire una componente attrattiva limitata, composta anche solo da aroma e dolcificante.

Viceversa, per potenziare la componente attrattiva secondaria di un’esca veloce, basata su mix 50/50 , si dovranno inserire dei solidi in percentuali fino al 20%, oltre alla componente liquida molto curata. Si tratta di quel processo definito “Caratterizzazione” di cui ci troveremo a parlare spesso, all’interno delle pillole di Bait guru, quando tratteremo ricette spinte dedicate ad un approccio di pesca veloce.

Quando si vuole creare un’esca all round bisogna ovviamente prendere in considerazione sia l’attrazione primaria che la secondaria, coniugando la potenza gustativa di un mix evoluto, tipo bird fish, bird liver, nutty oppure speziato, con basi aromatiche collaudate e funzionali, ottenute con l’azione sinergica del liquid food, dell’aroma di sintesi, dell’olio essenziale e del dolcificante.

La vera bravura dell’esperto self maker è quella di creare, testare e portare avanti, poche varianti contemporaneamente, in modo da avere sempre a disposizione un paio di ricette veloci di provata affidabilità (in grado di adattarsi a differenti tipologie di acqua dal punto di vista chimico), un paio di ottime all round che paradossalmente possono sfruttare la parte attrattiva primaria delle due versioni veloci, adattando un paio di miscele nutritive, ed infine un’ottima esca da medio-lunghe pasturazioni, caratterizzata da poca chimica aggiunta e tanta sostanza di base.

Nella prossima puntata, parleremo della storia della boilie, com’è nata, quando e perchè.

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Sono nato in provincia di Treviso nel luglio del 1972 ed ho scoperto la passione per la pesca all'età di circa sei anni, fermandomi a guardare i pescatori di trote lungo il fiume della mia cittadina. Purtroppo mio padre Pietro non era un appassionato, quindi mi toccò arrangiarmi in maniera autonoma, munito solo della mia curiosità di bambino e confidando nella pazienza di quei vecchi pescatori che tempestavo di domande circa la tecnica, i nodi, le esche e le catture. Scoprii allora che nella pesca nulla è regalato e le informazioni che ricevevo erano più stimoli a sperimentare che non risposte certe. I miei genitori si decisero a farmi la licenza a otto anni, limite minimo consentito dall'associazione pescatori, dopo due anni di gavetta fatti nei laghetti sportivi pescando le trote. Ho praticato tutte le tecniche dell'epoca, canna fissa a persici sole, passata al tocco in torrente, spinning con cucchiaino e pesca a fondo classica per carpe, anguille e pesci gatto. Per mia fortuna la provincia di Treviso è sempre stata generosa in termini di ambienti e stimoli, permettendomi di crescere come pescatore a 360°. Mio padre Pietro morì prima del mio diciottesimo compleanno e l'anno che ne seguì fu per me molto difficile, introspettivo e buio, non pescai per molti mesi e mantenni l'aggancio con la passione solo grazie alle riviste di pesca che divoravo assiduamente. Fu proprio per merito di una rivista che conobbi la nuova tecnica importata dall'Inghilterra e grazie a un autore in particolare, Giorgio Balboni, me ne innamorai! Il carpfishing degli anni novanta era differente, molto introspettivo e adatto a pescatori piuttosto schivi e solitari, disposti a isolarsi anche per lunghi periodi in ambienti vergini, dove i cappotti erano all'ordine del giorno. Io ero il candidato ideale visto che già vivevo in un mio mondo fatto esclusivamente di allenamenti in palestra e momenti passati da solo in mezzo alla natura. Come spesso accade nella vita, il destino mise sulla mia strada le persone giuste e così durante una trasferta al negozio della famiglia Boscolo di Preganziol incontrai “Cambogia”, una delle figure più importanti della mia vita, uomo ricco di vicissitudini e orfano di padre come me, capace di gustare i profondi silenzi della pesca. Diventammo inseparabili e la decade che seguì a quel primo incontro ci vide affrontare le acque di tutta Italia e le mecche estere. Alcune volte siamo stati i primi a portare questa tecnica in acque vergini con altalenanti successi ed enormi soddisfazioni, ma noi non pescavamo solo per catturare pesce, avevamo bisogno di evadere da una realtà che ci opprimeva per rifugiarci in riva a qualche corso d'acqua dove stavamo in sintonia, senza parlare anche per giorni. E nonostante tutto ci capivamo al volo solo con uno sguardo. Il carpfishing mi ha rapito per buona parte della mia gioventù fissando ricordi indelebili di pescate solitarie durate anche trenta giorni consecutivi, in ambienti incontaminati. Mi sono spinto al limite e stavo per cadere nell'oblio dal quale mi sono salvato grazie alla nascita dei miei figli che mi hanno riportato a vivere in maniera costruttiva questa passione. Nel frattempo ero già diventato l'esperto di esche del mio piccolo gruppo di amici ed è stato chiaro fin da subito che la boilie avrebbe condizionato il mio modo di vivere la passione per la pesca alla carpa. Negli anni della ragione, grazie allo slancio imprenditoriale del giovane Fabio Boscolo, erede di una famiglia d’illuminati commercianti, nacque l'azienda Big Fish con la quale ho collaborato fino al 2010 in compagnia dell'amico e "guru" dell'esca Sandro Minotto. Gli anni con Big Fish mi hanno permesso di attingere direttamente all'e-sperienza di Richworth Streamselect, la prima industria nata per la produ-zione di boilies e di avere contatti diretti con i più grandi produttori di pet food e mangimi. Sono riuscito anche a realizzare il sogno di contattare Fred Wilton, il vero "Bait guru" del libro, con il quale ho intrapreso un rapporto di amicizia epistolare fatto di consigli, di aneddoti e credo di essere l'unico Italiano ad aver personalmente conosciuto l'inventore della boilie. Big Fish mi ha permesso di avere un filo diretto con tutti gli appassionati Italiani, grazie all'esperienza più bella e impegnativa della mia vita, rappresentata dalla gestione del monumentale forum a tema dell’azienda dove raccogliemmo un mondo d’informazioni, ricette, esperienze e consigli purtroppo andati persi. Negli ultimi anni ho ricevuto più di 10.000 messaggi personali suddivisi fra forum ed email ai quali mi pregio di aver risposto con enorme soddisfazione e spero chiarezza. Questo bagaglio d'informazioni mi ha spinto a creare prodotti per l'esca dedicati al nostro territorio e ai nostri ambienti, facendo diventare Big Fish la principale azienda del settore in Italia e una delle poche in grado di esportare conoscenza anche in Francia e Inghilterra. Avevo tre sogni per ciò che riguarda la ricerca e la diffusione delle competenze tecniche, elaborare una mia ricerca sull'esca, progetto riuscito nel 2012 sviluppando la teoria dell'elevata energia potenziale, ottenuta grazie alla ricerca e lo sviluppo di super nutrienti a base di grassi predigeriti e modificati, sfociata poi nel White fish mix. Creare un'esca pronta a mio nome, iniziativa riuscita nel 2013 con lo svi-luppo della crazy ready made, una boilie costruita su un’idea ambiziosa con tutti gli ingredienti nutritivi e attrattivi prodotti in autonomia e non mutuati da altri settori. L’ultimo dei miei sogni era scrivere un libro per raccogliere tutto il sapere e le esperienze di questa vita di studi, di ricerche e di avventure di pesca.