6. Mix 50/50 il “boilie mix”

0
415

Tutto comincia dal boilie mix, solo così l’avventura nel mondo delle miscele da carpa potrà essere appagante e completa, e questo vale per chi comincia da zero, ma anche per chi già si è abituato ad impastare le proprie ricette.

Il nome di questo mix di base è cambiato nel tempo, adattandosi alla definizione di base che lo vedeva come un prodotto da “tagliare” con altri ingredienti o con altre miscele complesse, nell’ordine del 50%, da qui il nome :”fifty-fifty”.

Fondamentalmente la definizione più corretta è: “Carrier mix” ovvero miscela di trasporto, il veicolo perfetto per portare in acqua i segnali chimici che permettono al pesce di individuare le boilie e che le rendono così appetibili per i suoi sensi primari. Per questi motivi è stato scelto come base per le prime ready made commerciali della storia, oltre alla sua semplicità di produzione, alla relativa economicità e alla digeribilità perfetta. In acqua si comporta come una “spugna” che rilascia le sostanze solubili contenute e si impregna d’acqua senza però gonfiarsi o staccarsi dall’hair rig per un tempo sufficiente a mantenere l’efficacia dell’innesco (in genere 12 ore per esche da 20 mm.).

Gli ingredienti per creare un 50/50 di base sono quattro:

  1. La farina di soia grassa tostata
  2. La farina di mais molto fine (il fumetto di mais)
  3. La farina di semola rimacinata
  4. Il latte intero in polvere

Nella versione originale si miscelano in parti uguali ( 250 grammi per tipo, per comporre un chilogrammo di mix), raggiungendo un ottimo compromesso fra meccanica a freddo e tenuta dopo la cottura.

Si tratta di una miscela facile da impastare, in grado di contenere un ottima quantità di liquidi, in genere 100 ml. di liquid food e 7-8 uova medie per chilogrammo, quantità che ci permette di ottenere esche molto spinte, e di variare la capacità di scambio e la solubilità della boilie, cambiando il rapporto fra liquidi e uova. Riducendo queste ultime in funzione delle componenti attrattive liquide, si ottengono esche più solubili, veloci e spinte.

Il limite strutturale è di circa 4-5 uova, il che significa che possiamo spingere gli altri ingredienti oltre la soglia dei 200 ml. Pochi altri mix sono in grado di tollerare queste dosi!

Nella versione commerciale definita: “50/50 gold” da Richworth, si aggiungeva caseina a supporto del latte, per raggiungere quella compattezza di struttura che tutti noi siamo abituati a vedere in una carrier bait commerciale, anche se tante aziende preferiscono usare la gelatina animale che è decisamente meno costosa (ma che rende la boilie più gommosa).

Per un principiante rappresenta il trampolino di lancio verso progetti più ambiziosi, imparando sul campo e con “le mani in pasta” come girano le pallette sulla tavola di rullaggio. Da questa base si può evolvere verso ricette che nel mio libro ho definito “caratterizzazioni”, rese famose grazie a un articolo del mio caro amico Stefano Forcolin, che sulla rivista Pescare Carpfishing, spiegò come integrando dal 10 al 20% d’ingredienti di gusto ed attrazione, si poteva trasformare il povero 50/50 in un’arma più efficace in funzione delle condizioni.

Partendo dai 4 ingredienti di base, possiamo aggiungere, rivedendo le dosi, un quinto “incomodo” che rivoluzioni il risultato finale in termini di gusto, di nutrimento o semplicemente attrazione. Se vogliamo iniziare ad esplorare i confini del bird food mix, ci basterà portare al 20% le altre farine e trovare così il posto per introdurre 200 grammi di pastoncino per formulare un chilogrammo di evoluzione. Nel pet food ornitologico le possibilità sono praticamente infinite, si potrà spaziare dai pastoni umidi per insettivori, ricchi di frutta e insetti secchi, ai dolcissimi egg food secchi, aromatizzati con miele e frutta, fino ad arrivare alle specialistiche pappe da imbecco, che sono praticamente degli HNV per volatili!

  1. 200 grammi di farina di soia tostata
  2. 200 grammi di farina di mais fumetto
  3. 200 grammi di semola rimacinata
  4. 200 grammi di latte intero in polvere
  5. 200 grammi di pastoncino ornitologico a scelta(anche Robin Red)

Ed ecco pronto il nostro primo chilogrammo di basic bird food!

E se invece abbiamo bisogno di un fishmeal mix con il quale iniziare a praticare una pasturazione di condizionamento? Ecco che i 200 grammi saranno dedicati a una buona farina di aringa LT, oppure salmone LT, ma anche farina di fegato o pollo, o calamaro, a seconda del gusto che vogliamo imprimere alle nostre esche.

E che dire dei nutty mix? Miscele dalla resa spettacolare, soprattutto in estate e autunno? In questo caso le possibilità sono molteplici, spaziando dalla farina di arachide, la più classica delle scelte, alla mandorla dolce, al potentissimo pinolo per finire con la mitica Chufa, la tiger nut tanto amata dai carpisti!

Il concetto mi pare chiaro e le possibilità veramente interessanti.

A questo punto non resta che definire l’importanza dei liquidi che andremo a inserire in queste potenti misture, le “pozioni” come le definisce il poetico Forcolin, che permettono ad un buona boilie di diventare una pallina eccezionale…

Ma di questo parleremo nella prossima pillola di bait guru.

Articolo precedente5. Storia della boilie
Prossimo articolo7. I liquid food
mm
Sono nato in provincia di Treviso nel luglio del 1972 ed ho scoperto la passione per la pesca all'età di circa sei anni, fermandomi a guardare i pescatori di trote lungo il fiume della mia cittadina. Purtroppo mio padre Pietro non era un appassionato, quindi mi toccò arrangiarmi in maniera autonoma, munito solo della mia curiosità di bambino e confidando nella pazienza di quei vecchi pescatori che tempestavo di domande circa la tecnica, i nodi, le esche e le catture. Scoprii allora che nella pesca nulla è regalato e le informazioni che ricevevo erano più stimoli a sperimentare che non risposte certe. I miei genitori si decisero a farmi la licenza a otto anni, limite minimo consentito dall'associazione pescatori, dopo due anni di gavetta fatti nei laghetti sportivi pescando le trote. Ho praticato tutte le tecniche dell'epoca, canna fissa a persici sole, passata al tocco in torrente, spinning con cucchiaino e pesca a fondo classica per carpe, anguille e pesci gatto. Per mia fortuna la provincia di Treviso è sempre stata generosa in termini di ambienti e stimoli, permettendomi di crescere come pescatore a 360°. Mio padre Pietro morì prima del mio diciottesimo compleanno e l'anno che ne seguì fu per me molto difficile, introspettivo e buio, non pescai per molti mesi e mantenni l'aggancio con la passione solo grazie alle riviste di pesca che divoravo assiduamente. Fu proprio per merito di una rivista che conobbi la nuova tecnica importata dall'Inghilterra e grazie a un autore in particolare, Giorgio Balboni, me ne innamorai! Il carpfishing degli anni novanta era differente, molto introspettivo e adatto a pescatori piuttosto schivi e solitari, disposti a isolarsi anche per lunghi periodi in ambienti vergini, dove i cappotti erano all'ordine del giorno. Io ero il candidato ideale visto che già vivevo in un mio mondo fatto esclusivamente di allenamenti in palestra e momenti passati da solo in mezzo alla natura. Come spesso accade nella vita, il destino mise sulla mia strada le persone giuste e così durante una trasferta al negozio della famiglia Boscolo di Preganziol incontrai “Cambogia”, una delle figure più importanti della mia vita, uomo ricco di vicissitudini e orfano di padre come me, capace di gustare i profondi silenzi della pesca. Diventammo inseparabili e la decade che seguì a quel primo incontro ci vide affrontare le acque di tutta Italia e le mecche estere. Alcune volte siamo stati i primi a portare questa tecnica in acque vergini con altalenanti successi ed enormi soddisfazioni, ma noi non pescavamo solo per catturare pesce, avevamo bisogno di evadere da una realtà che ci opprimeva per rifugiarci in riva a qualche corso d'acqua dove stavamo in sintonia, senza parlare anche per giorni. E nonostante tutto ci capivamo al volo solo con uno sguardo. Il carpfishing mi ha rapito per buona parte della mia gioventù fissando ricordi indelebili di pescate solitarie durate anche trenta giorni consecutivi, in ambienti incontaminati. Mi sono spinto al limite e stavo per cadere nell'oblio dal quale mi sono salvato grazie alla nascita dei miei figli che mi hanno riportato a vivere in maniera costruttiva questa passione. Nel frattempo ero già diventato l'esperto di esche del mio piccolo gruppo di amici ed è stato chiaro fin da subito che la boilie avrebbe condizionato il mio modo di vivere la passione per la pesca alla carpa. Negli anni della ragione, grazie allo slancio imprenditoriale del giovane Fabio Boscolo, erede di una famiglia d’illuminati commercianti, nacque l'azienda Big Fish con la quale ho collaborato fino al 2010 in compagnia dell'amico e "guru" dell'esca Sandro Minotto. Gli anni con Big Fish mi hanno permesso di attingere direttamente all'e-sperienza di Richworth Streamselect, la prima industria nata per la produ-zione di boilies e di avere contatti diretti con i più grandi produttori di pet food e mangimi. Sono riuscito anche a realizzare il sogno di contattare Fred Wilton, il vero "Bait guru" del libro, con il quale ho intrapreso un rapporto di amicizia epistolare fatto di consigli, di aneddoti e credo di essere l'unico Italiano ad aver personalmente conosciuto l'inventore della boilie. Big Fish mi ha permesso di avere un filo diretto con tutti gli appassionati Italiani, grazie all'esperienza più bella e impegnativa della mia vita, rappresentata dalla gestione del monumentale forum a tema dell’azienda dove raccogliemmo un mondo d’informazioni, ricette, esperienze e consigli purtroppo andati persi. Negli ultimi anni ho ricevuto più di 10.000 messaggi personali suddivisi fra forum ed email ai quali mi pregio di aver risposto con enorme soddisfazione e spero chiarezza. Questo bagaglio d'informazioni mi ha spinto a creare prodotti per l'esca dedicati al nostro territorio e ai nostri ambienti, facendo diventare Big Fish la principale azienda del settore in Italia e una delle poche in grado di esportare conoscenza anche in Francia e Inghilterra. Avevo tre sogni per ciò che riguarda la ricerca e la diffusione delle competenze tecniche, elaborare una mia ricerca sull'esca, progetto riuscito nel 2012 sviluppando la teoria dell'elevata energia potenziale, ottenuta grazie alla ricerca e lo sviluppo di super nutrienti a base di grassi predigeriti e modificati, sfociata poi nel White fish mix. Creare un'esca pronta a mio nome, iniziativa riuscita nel 2013 con lo svi-luppo della crazy ready made, una boilie costruita su un’idea ambiziosa con tutti gli ingredienti nutritivi e attrattivi prodotti in autonomia e non mutuati da altri settori. L’ultimo dei miei sogni era scrivere un libro per raccogliere tutto il sapere e le esperienze di questa vita di studi, di ricerche e di avventure di pesca.