10. Ready made e self made

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Esche pronte o fatte in casa? Tralasciando l’aspetto ludico ed emotivo , dipende da molti fattori. Se proprio vogliamo fare un distinguo direi decisamente self made se voglio realizzare una food bait con cui pasturare, mentre per esche da pescata veloce ci si può tranquillamente affidare a quelle pronte di buona qualità.

Ovviamente catturare pesci con i propri intrugli è gratificante, ma chi non ha molta esperienza, rischia di perdere tempo dietro ad illusorie alchimie che magari regalano sonori cappotti, mentre bastava aprire un sacchettino “di quelle buone” per fare il pesce della giornata!

Trovare delle ottime food bait pronte non è facile in quanto sono poche le aziende che investono in questo tipo di prodotti molto specifici in termini nutritivi, dato che la stragrande maggioranza dei clienti ricerca prodotti pronto pesca ad elevata resa. Fare una buona food bait con cui pasturare non è complicato. Basta impostare una base bird food mix, arricchirla con nutrienti di origine animale (farine di pesce, di carne, di crostaceo, di organi interni ecc.) e fornire al pesce questo alimento comodo e vantaggioso con una certa continuità e nei posti giusti. Una strategia che rende molto ma che costa molta fatica perché si deve andare sul posto pesca 2-3 volte a settimana e bisogna realizzare diverse decine di chilogrammi di palline per coprire le esigenze di continuità.

Credo siano rimasti in pochi a praticare questo metodo arcaico di approccio, mentre 30 anni fa si pescava praticamente solo in questo modo.

È molto più semplice ed a volte estremamente redditizio, andare in cerca della presenza delle carpe , cambiando frequentemente spot in funzione della stagionalità e degli eventi atmosferici, per insidiare il pesce direttamente dove staziona. Per attuare questa strategia non servono grossi quantitativi di esca ma è fondamentale che quelle poche boilie siano molto attrattive e che interessino immediatamente i grossi ciprinidi facendo leva sulla loro sensibilità chimica e sensoriale.

Questo è il terreno di sviluppo favorito dalla maggior parte delle aziende, che una volta tarate le macchine produttrici su mix stabili e facilmente gestibili, spendono tutto il “budget” nelle sostanze attrattive che sono per lo più liquide.

Queste esche presentano una grande omogeneità di lavorazione e facilità di conservazione per tempi lunghi, risultando il prodotto ideale da imbustare e commercializzare.

Ma com’è fatta, in linea di massima, una ready made?

Per girare bene nelle rullatrici industriali, il mix è molto plastico ed elastico, prerogativa questa di miscele ricche di amidi, come boilie mix, 50/50 e semplici miscele bird food. Queste basi di lavoro sono in genere arricchite con un 10-20% di solidi nutrienti dal gusto molto marcato, tipo le farine estrattive di origine vegetali, le spezie, gli estratti di pesce o crostaceo e gli appetanti derivati dalle farine di fegato ed organi interni (usate per scopi analoghi nell’industria delle crocchette per cani e gatti).

La parte solida viene messa a girare in tramoggia o impastatrice e addizionata di liquidi umettanti (in genere glicole e sciroppo di mais, che dolcifica anche il costrutto) nei quali vengono disciolte le sostanze attrattive , che sono di solito combinazioni specifiche di amminoacidi, aromi di sintesi, dolcificante e acidi organici. Una volta che le farine si sono impregnate di sapore e aromi, si aggiungono le uova industriali (uovo liquido pastorizzato venduto in taniche), si finisce di impastare, si estrude e si rulla il tutto a macchina.

Questa modalità è la stessa che io descrivo nel libro come metodo Crazy, dove i liquidi occupano la parte di maggior importanza in un’esca reattiva da caccia , mimando i segnali chimici più stimolanti per il pesce e ingannandolo nel vero senso del termine con un cibo che sembra molto più nutriente di quello che in realtà è.

Ma come si sceglie un’esca pronta efficace? Ci sono dei sistemi che permettano di riconoscere un prodotto di qualità da uno scarso? E soprattutto , cosa distingue un prodotto di qualità da uno scarso?

Per scegliere un’esca affidabile ci sono alcuni parametri empirici, il primo fra tutti è la presenza sul mercato di quell’esca da più di un paio di stagioni. Questo perché le aziende hanno necessità di offrire al pubblico prodotti sempre nuovi per motivi di marketing, ma si guardano bene dal togliere dal mercato una boilie che ha avuto un sacco di report positivi!

Un altro parametro interessante è il prezzo al chilogrammo, che ovviamente dipende anche dalle dimensioni dell’azienda e dal quantitativo prodotto (un’esca semi-artigianale prodotta a 100 kg. la volta, non può costare come un prodotto industriale fatto da macchine che di kg. ne girano 1000!) ma di fatto  è impossibile scendere sotto la soglia dei 5-6 euro al chilogrammo usando farine e ingredienti di prima qualità.

E questo già ci fa capire che esche da 2-3 euro al kg. vengono prodotte con farinaccio (non è una brutta parola, ma un termine tecnico che identifica farine di scarto contaminate da crusca e residui della pianta), tritello di mais e gelatine industriali che aiutano a compattare e rullare le palline che quindi contengono solo aroma di sintesi, dolcificante e conservanti di scarsa salubrità.

Però non vorrei essere frainteso e mi sento quindi di aggiungere che anche queste boilie possono catturare carpe, semplicemente perché l’aroma è fatto bene e ben studiato, ed è quindi in grado di attrarre carpe, anche se per tempi brevi e a volte stressando gli spot a causa dei residui di materiale non digerito e defecato(alcuni gel sono indigeribili e transitano per l’intestino del pesce uscendo uguali a come sono entrati).

Per un tipo di approccio dinamico, ideale per le ready made, non conviene lesinare troppo sulla qualità, visto che comunque non servono grossi quantitativi di palline.

Nella prossima puntata inizieremmo a ragionare su come si progetta e compone un mix , sia per creare una food bait, sia per un’esca da caccia.

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Sono nato in provincia di Treviso nel luglio del 1972 ed ho scoperto la passione per la pesca all'età di circa sei anni, fermandomi a guardare i pescatori di trote lungo il fiume della mia cittadina. Purtroppo mio padre Pietro non era un appassionato, quindi mi toccò arrangiarmi in maniera autonoma, munito solo della mia curiosità di bambino e confidando nella pazienza di quei vecchi pescatori che tempestavo di domande circa la tecnica, i nodi, le esche e le catture. Scoprii allora che nella pesca nulla è regalato e le informazioni che ricevevo erano più stimoli a sperimentare che non risposte certe. I miei genitori si decisero a farmi la licenza a otto anni, limite minimo consentito dall'associazione pescatori, dopo due anni di gavetta fatti nei laghetti sportivi pescando le trote. Ho praticato tutte le tecniche dell'epoca, canna fissa a persici sole, passata al tocco in torrente, spinning con cucchiaino e pesca a fondo classica per carpe, anguille e pesci gatto. Per mia fortuna la provincia di Treviso è sempre stata generosa in termini di ambienti e stimoli, permettendomi di crescere come pescatore a 360°. Mio padre Pietro morì prima del mio diciottesimo compleanno e l'anno che ne seguì fu per me molto difficile, introspettivo e buio, non pescai per molti mesi e mantenni l'aggancio con la passione solo grazie alle riviste di pesca che divoravo assiduamente. Fu proprio per merito di una rivista che conobbi la nuova tecnica importata dall'Inghilterra e grazie a un autore in particolare, Giorgio Balboni, me ne innamorai! Il carpfishing degli anni novanta era differente, molto introspettivo e adatto a pescatori piuttosto schivi e solitari, disposti a isolarsi anche per lunghi periodi in ambienti vergini, dove i cappotti erano all'ordine del giorno. Io ero il candidato ideale visto che già vivevo in un mio mondo fatto esclusivamente di allenamenti in palestra e momenti passati da solo in mezzo alla natura. Come spesso accade nella vita, il destino mise sulla mia strada le persone giuste e così durante una trasferta al negozio della famiglia Boscolo di Preganziol incontrai “Cambogia”, una delle figure più importanti della mia vita, uomo ricco di vicissitudini e orfano di padre come me, capace di gustare i profondi silenzi della pesca. Diventammo inseparabili e la decade che seguì a quel primo incontro ci vide affrontare le acque di tutta Italia e le mecche estere. Alcune volte siamo stati i primi a portare questa tecnica in acque vergini con altalenanti successi ed enormi soddisfazioni, ma noi non pescavamo solo per catturare pesce, avevamo bisogno di evadere da una realtà che ci opprimeva per rifugiarci in riva a qualche corso d'acqua dove stavamo in sintonia, senza parlare anche per giorni. E nonostante tutto ci capivamo al volo solo con uno sguardo. Il carpfishing mi ha rapito per buona parte della mia gioventù fissando ricordi indelebili di pescate solitarie durate anche trenta giorni consecutivi, in ambienti incontaminati. Mi sono spinto al limite e stavo per cadere nell'oblio dal quale mi sono salvato grazie alla nascita dei miei figli che mi hanno riportato a vivere in maniera costruttiva questa passione. Nel frattempo ero già diventato l'esperto di esche del mio piccolo gruppo di amici ed è stato chiaro fin da subito che la boilie avrebbe condizionato il mio modo di vivere la passione per la pesca alla carpa. Negli anni della ragione, grazie allo slancio imprenditoriale del giovane Fabio Boscolo, erede di una famiglia d’illuminati commercianti, nacque l'azienda Big Fish con la quale ho collaborato fino al 2010 in compagnia dell'amico e "guru" dell'esca Sandro Minotto. Gli anni con Big Fish mi hanno permesso di attingere direttamente all'e-sperienza di Richworth Streamselect, la prima industria nata per la produ-zione di boilies e di avere contatti diretti con i più grandi produttori di pet food e mangimi. Sono riuscito anche a realizzare il sogno di contattare Fred Wilton, il vero "Bait guru" del libro, con il quale ho intrapreso un rapporto di amicizia epistolare fatto di consigli, di aneddoti e credo di essere l'unico Italiano ad aver personalmente conosciuto l'inventore della boilie. Big Fish mi ha permesso di avere un filo diretto con tutti gli appassionati Italiani, grazie all'esperienza più bella e impegnativa della mia vita, rappresentata dalla gestione del monumentale forum a tema dell’azienda dove raccogliemmo un mondo d’informazioni, ricette, esperienze e consigli purtroppo andati persi. Negli ultimi anni ho ricevuto più di 10.000 messaggi personali suddivisi fra forum ed email ai quali mi pregio di aver risposto con enorme soddisfazione e spero chiarezza. Questo bagaglio d'informazioni mi ha spinto a creare prodotti per l'esca dedicati al nostro territorio e ai nostri ambienti, facendo diventare Big Fish la principale azienda del settore in Italia e una delle poche in grado di esportare conoscenza anche in Francia e Inghilterra. Avevo tre sogni per ciò che riguarda la ricerca e la diffusione delle competenze tecniche, elaborare una mia ricerca sull'esca, progetto riuscito nel 2012 sviluppando la teoria dell'elevata energia potenziale, ottenuta grazie alla ricerca e lo sviluppo di super nutrienti a base di grassi predigeriti e modificati, sfociata poi nel White fish mix. Creare un'esca pronta a mio nome, iniziativa riuscita nel 2013 con lo svi-luppo della crazy ready made, una boilie costruita su un’idea ambiziosa con tutti gli ingredienti nutritivi e attrattivi prodotti in autonomia e non mutuati da altri settori. L’ultimo dei miei sogni era scrivere un libro per raccogliere tutto il sapere e le esperienze di questa vita di studi, di ricerche e di avventure di pesca.