27. Sviluppare un mix

0
856

Iniziamo ad approfondire in maniera semplificata come impostare il progetto di un mix, uno degli argomenti più dibattuti nei messaggi che m’inviate.

Analizzeremo una miscela dedicata alla pasturazione e pesca, un birdfish mix idealizzato per studiare le regole di base.

Le componenti primarie identificate nel grafico a corredo, sono:

   -La struttura, che rappresenta la parte principale, costituita dalle farine di volume dedicate a regolare la meccanica

   -La componente nutritiva, che deve scatenare un interesse alimentare verso le nostre esche

   -La componente attrattiva solida, che deve portare il pesce verso le nostre esche nel lungo termine (mentre quella immediata è appannaggio dei liquidi)

   -La componente gustativa, artefice dell’attrazione secondaria, quella che spingerà le carpe a continuare a ricercare e nutrirsi dell’esca.

La struttura è la parte di volume della miscela, comunque importante per l’apporto di nutrienti e gusto ma fondamentale per la meccanica dell’esca finita.

Trattandosi di un mix all round, il primo ingrediente è rappresentato dal pastoncino, selezionato in base al test dell’uovo di cui abbiamo già discusso.

Fondamentale utilizzare un prodotto capace di rullare in tavola anche puro, garanzia questa di un perfetto bilanciamento strutturale fra proteine e amidi.

Questo ingrediente copre il 40% della miscela finita e può essere inserito integro, oppure micronizzato finemente, scelta questa ideale per ottenere esche più professionali e meno grossolane.

La lista è veramente ampia, ma le mie scelte personali cadono su alcuni evergreen e su prodotti tecnici di ultima generazione fra cui cito:

   -Biskò e Biskò bianco

   -Quikò classic egg futter

   -Nectarblend

   -CLO

   -Uniko Happy Bird

   -Classic white Happy Bird

L’altro ingrediente fondamentale per strutturare un birdfish è la farina di soia, importante fonte proteica vegetale, fondamentale risorsa di fosfolipidi indispensabili per la corretta emulsione degli ingredienti più grassi di origine animale e per l’attrazione primaria ottenuta dagli stessi.

Come si può facilmente evincere dal capitolo dedicato a questo legume, la scelta giusta ricade sulla farina grassa tostata a uso alimentare.

La componente nutritiva di un mix birdfish è sicuramente una farina di pesce LT, in altre parole ottenuta a bassa temperatura, con percentuale proteica superiore al 70%.

Aringa, Salmone, Tonno, Sgombro, Acciuga ecc. Sono tutte scelte ottimali per un ingrediente che può avere un costo compreso fra i 6 e i 10 euro al chilogrammo.

La scelta dipende esclusivamente dalla fantasia del pescatore che può anche assemblare più tipologie, fino a raggiungere il 20% della miscela finita.

Ovviamente vi sono anche alternative differenti, tipo le farine di carne, fra cui segnalo quella di ciccioli suini, molto aromatica con più del 60% di proteine oppure il lievito inattivo, con proteine attorno al 50%, ma dotato di gusto alternativo e molto appetito.

La mia scelta preferita ricade sul Salmone LT e sul lievito, che richiederà una supplementazione proteica (in genere ottenuta con un 7-10% di caseina rennet.)

La componente attrattiva del mix, rappresenta la parte più costosa della miscela ed è molto importante se le esche devono essere utilizzate durante pescate itineranti o con poca pasturazione preventiva, mentre diventa sostituibile con la normale farina di pesce (alzando la parte nutritiva di cui abbiamo già parlato) quando si pastura con continuità e si può quindi puntare sull’attrazione secondaria.

La scelta principale per un birdfish sono le proteine solubili di pesce, i predigested fishmeal, presenti sul mercato in varie forme e fasce di prezzo.

CPSP 90 è la sigla che caratterizza il prodotto di riferimento, le “soluble fish protein” commercializzate dal colosso Francese SOPROPECHE, che sono le più utilizzate (e costose) dalle aziende del settore.

Meno diffuso ma comunque funzionale, il predigested Cileno, ottenuto con idrolisi da acido Formico e meno costose delle precedenti.

Alternativa interessante sono tutti i predigeriti ed estratti ottenuti con organi interni, (fra cui soprattutto fegato) sangue e derivati.

Anche qui la scelta è soggettiva e condizionata dal budget finale del progetto e dal suo utilizzo primario.

Una soluzione pratica che permette di trovare affascinanti compromessi è realizzare solo gli inneschi con questi costosi ingredienti, incrementando anche il dosaggio fino al 15-20% a discapito del fishmeal LT, garantendosi delle esche particolarmente performanti.

Manca all’appello la parte gustativa primaria del mix, quella in grado di condizionare il pesce e spingerlo a una spasmodica ricerca delle esche sul fondale!

Per caratterizzare la parte solida del mix, serve un 10% finale di ingrediente caratterizzato da forte gusto in grado di superare quello già evidente del bird food, del pesce e delle farine solubili.

Le possibilità sono molte, ma le quattro che preferisco sono:

   -Belachan powder, la farina di gamberetto fermentata, molto sapida e intensa.

   -Robin red, il famoso pastone Haiths ricco di spezie e carotenoidi, particolarmente indicato per interagire col pesce.

   -Farina di arachide tostata, un ingrediente Nutty che mi ha dato risultati incredibili su birdfish, soprattutto in estate e autunno.

   -Farina di crisalide del baco da seta, una farina di insetto molto gustosa e appetita dalle grosse carpe, in grado di proporre un’alternativa di gusto in genere poco sfruttata dai carpisti.

Nel prossimo episodio parleremo del mio personale metodo di impasto e realizzazione delle boilie.

http://www.thebaitguru.it

Articolo precedente26. La prima boilie self
Prossimo articolo28. Il metodo “Crazybait”
mm
Sono nato in provincia di Treviso nel luglio del 1972 ed ho scoperto la passione per la pesca all'età di circa sei anni, fermandomi a guardare i pescatori di trote lungo il fiume della mia cittadina. Purtroppo mio padre Pietro non era un appassionato, quindi mi toccò arrangiarmi in maniera autonoma, munito solo della mia curiosità di bambino e confidando nella pazienza di quei vecchi pescatori che tempestavo di domande circa la tecnica, i nodi, le esche e le catture. Scoprii allora che nella pesca nulla è regalato e le informazioni che ricevevo erano più stimoli a sperimentare che non risposte certe. I miei genitori si decisero a farmi la licenza a otto anni, limite minimo consentito dall'associazione pescatori, dopo due anni di gavetta fatti nei laghetti sportivi pescando le trote. Ho praticato tutte le tecniche dell'epoca, canna fissa a persici sole, passata al tocco in torrente, spinning con cucchiaino e pesca a fondo classica per carpe, anguille e pesci gatto. Per mia fortuna la provincia di Treviso è sempre stata generosa in termini di ambienti e stimoli, permettendomi di crescere come pescatore a 360°. Mio padre Pietro morì prima del mio diciottesimo compleanno e l'anno che ne seguì fu per me molto difficile, introspettivo e buio, non pescai per molti mesi e mantenni l'aggancio con la passione solo grazie alle riviste di pesca che divoravo assiduamente. Fu proprio per merito di una rivista che conobbi la nuova tecnica importata dall'Inghilterra e grazie a un autore in particolare, Giorgio Balboni, me ne innamorai! Il carpfishing degli anni novanta era differente, molto introspettivo e adatto a pescatori piuttosto schivi e solitari, disposti a isolarsi anche per lunghi periodi in ambienti vergini, dove i cappotti erano all'ordine del giorno. Io ero il candidato ideale visto che già vivevo in un mio mondo fatto esclusivamente di allenamenti in palestra e momenti passati da solo in mezzo alla natura. Come spesso accade nella vita, il destino mise sulla mia strada le persone giuste e così durante una trasferta al negozio della famiglia Boscolo di Preganziol incontrai “Cambogia”, una delle figure più importanti della mia vita, uomo ricco di vicissitudini e orfano di padre come me, capace di gustare i profondi silenzi della pesca. Diventammo inseparabili e la decade che seguì a quel primo incontro ci vide affrontare le acque di tutta Italia e le mecche estere. Alcune volte siamo stati i primi a portare questa tecnica in acque vergini con altalenanti successi ed enormi soddisfazioni, ma noi non pescavamo solo per catturare pesce, avevamo bisogno di evadere da una realtà che ci opprimeva per rifugiarci in riva a qualche corso d'acqua dove stavamo in sintonia, senza parlare anche per giorni. E nonostante tutto ci capivamo al volo solo con uno sguardo. Il carpfishing mi ha rapito per buona parte della mia gioventù fissando ricordi indelebili di pescate solitarie durate anche trenta giorni consecutivi, in ambienti incontaminati. Mi sono spinto al limite e stavo per cadere nell'oblio dal quale mi sono salvato grazie alla nascita dei miei figli che mi hanno riportato a vivere in maniera costruttiva questa passione. Nel frattempo ero già diventato l'esperto di esche del mio piccolo gruppo di amici ed è stato chiaro fin da subito che la boilie avrebbe condizionato il mio modo di vivere la passione per la pesca alla carpa. Negli anni della ragione, grazie allo slancio imprenditoriale del giovane Fabio Boscolo, erede di una famiglia d’illuminati commercianti, nacque l'azienda Big Fish con la quale ho collaborato fino al 2010 in compagnia dell'amico e "guru" dell'esca Sandro Minotto. Gli anni con Big Fish mi hanno permesso di attingere direttamente all'e-sperienza di Richworth Streamselect, la prima industria nata per la produ-zione di boilies e di avere contatti diretti con i più grandi produttori di pet food e mangimi. Sono riuscito anche a realizzare il sogno di contattare Fred Wilton, il vero "Bait guru" del libro, con il quale ho intrapreso un rapporto di amicizia epistolare fatto di consigli, di aneddoti e credo di essere l'unico Italiano ad aver personalmente conosciuto l'inventore della boilie. Big Fish mi ha permesso di avere un filo diretto con tutti gli appassionati Italiani, grazie all'esperienza più bella e impegnativa della mia vita, rappresentata dalla gestione del monumentale forum a tema dell’azienda dove raccogliemmo un mondo d’informazioni, ricette, esperienze e consigli purtroppo andati persi. Negli ultimi anni ho ricevuto più di 10.000 messaggi personali suddivisi fra forum ed email ai quali mi pregio di aver risposto con enorme soddisfazione e spero chiarezza. Questo bagaglio d'informazioni mi ha spinto a creare prodotti per l'esca dedicati al nostro territorio e ai nostri ambienti, facendo diventare Big Fish la principale azienda del settore in Italia e una delle poche in grado di esportare conoscenza anche in Francia e Inghilterra. Avevo tre sogni per ciò che riguarda la ricerca e la diffusione delle competenze tecniche, elaborare una mia ricerca sull'esca, progetto riuscito nel 2012 sviluppando la teoria dell'elevata energia potenziale, ottenuta grazie alla ricerca e lo sviluppo di super nutrienti a base di grassi predigeriti e modificati, sfociata poi nel White fish mix. Creare un'esca pronta a mio nome, iniziativa riuscita nel 2013 con lo svi-luppo della crazy ready made, una boilie costruita su un’idea ambiziosa con tutti gli ingredienti nutritivi e attrattivi prodotti in autonomia e non mutuati da altri settori. L’ultimo dei miei sogni era scrivere un libro per raccogliere tutto il sapere e le esperienze di questa vita di studi, di ricerche e di avventure di pesca.