29. Bait dip e Bait glug

0
429

Con il termine “Dip” s’identificano delle soluzioni liquide aromatiche e attrattive in grado di penetrare nella boilie asciutta aumentando l’intensità della stessa.

Il “Glug” identifica invece un liquido appiccicoso, gustativo e attraente che s’incolla alla superficie dell’esca per poi sciogliersi una volta giunta sul fondo, rinforzando i segnali nei pressi del terminale.

Questi prodotti si possono poi utilizzare per altri scopi, come impastare method, compattare gli stick mix ecc.

Quello che li differenzia è la densità, la capacità adesiva e la capacità di essere assorbiti dall’esca stessa.

Il dip è in genere molto acquoso e liquido e viene meglio assorbito se di origine alcolica.

Da questo punto di vista, l’alcol etilico è una buona base di partenza nella quale sciogliere l’aroma e l’attrattore principale utilizzato per realizzare la boilie stessa, anche se questa corrispondenza non è indispensabile.

Molti appassionati utilizzano gli aromi stessi come booster per gli inneschi, ma questa pratica potrebbe rivelarsi troppo spinta ed essere tanto vincente quanto catastrofica.

Per questo suggerisco di sciogliere in 200 ml. di alcol etilico, la dose di aromi, dolcificanti e additivi vari, necessaria per 2-3 chilogrammi di esche, in modo da diluire sufficientemente l’intensità.

Tutti gli alcolici aromatizzati sono per loro natura ottimi dip con elevato coefficiente di penetrazione, in grado cioè di entrare fino al cuore della boilie in tempi molto rapidi (24 ore di immersione).

Tutte le salse di pesce e i liquidi nutritivi a base d’acqua e a bassa densità, si prestano perfettamente allo scopo prefisso di ammollare e impregnare le boilie da innesco e pastura.

Attenzione che non tutti questi prodotti per diippare sono PVA frendly, in altre parole non sciolgono retine e filamenti.

Per il Glug si possono usare tutti gli sciroppi aromatizzati che però non sono molto appiccicosi e tendono quindi a venire via velocemente durante il lancio e l’impatto con l’acqua.

Per questo motivo si possono rinforzare con sciroppo di glucosio, sciroppo di mais, melata di bosco e miele, fino a raggiungere la viscosità necessaria per ottenere una buona durata.

Tutti questi gel appiccicosi, si prestano a essere miscelati con i liquid food più densi ed anche con farine di pesce predigerite, idrolizzati in polvere e solidi come spezie ecc.

Una delle mie soluzioni preferite per rinforzare inneschi particolarmente strategici, prevede di immergere la boilie già innescata in uno di questi collanti e poi “impannarla” con predigested fish meal o idrolizzato, ripetendo più volte l’operazione fino a creare anche 3-4 strati di impasto.

Nella gallery a seguire, le fasi di preparazione e alcuni consigli su prodotti specifici.

Nella prossima pillola una ricetta impostata su un ingrediente Big Fish molto attrattivo: l’ emokrill.

http://www.thebaitguru.it

Articolo precedente28. Il metodo “Crazybait”
Prossimo articolo30. Emokrill bait
mm
Sono nato in provincia di Treviso nel luglio del 1972 ed ho scoperto la passione per la pesca all'età di circa sei anni, fermandomi a guardare i pescatori di trote lungo il fiume della mia cittadina. Purtroppo mio padre Pietro non era un appassionato, quindi mi toccò arrangiarmi in maniera autonoma, munito solo della mia curiosità di bambino e confidando nella pazienza di quei vecchi pescatori che tempestavo di domande circa la tecnica, i nodi, le esche e le catture. Scoprii allora che nella pesca nulla è regalato e le informazioni che ricevevo erano più stimoli a sperimentare che non risposte certe. I miei genitori si decisero a farmi la licenza a otto anni, limite minimo consentito dall'associazione pescatori, dopo due anni di gavetta fatti nei laghetti sportivi pescando le trote. Ho praticato tutte le tecniche dell'epoca, canna fissa a persici sole, passata al tocco in torrente, spinning con cucchiaino e pesca a fondo classica per carpe, anguille e pesci gatto. Per mia fortuna la provincia di Treviso è sempre stata generosa in termini di ambienti e stimoli, permettendomi di crescere come pescatore a 360°. Mio padre Pietro morì prima del mio diciottesimo compleanno e l'anno che ne seguì fu per me molto difficile, introspettivo e buio, non pescai per molti mesi e mantenni l'aggancio con la passione solo grazie alle riviste di pesca che divoravo assiduamente. Fu proprio per merito di una rivista che conobbi la nuova tecnica importata dall'Inghilterra e grazie a un autore in particolare, Giorgio Balboni, me ne innamorai! Il carpfishing degli anni novanta era differente, molto introspettivo e adatto a pescatori piuttosto schivi e solitari, disposti a isolarsi anche per lunghi periodi in ambienti vergini, dove i cappotti erano all'ordine del giorno. Io ero il candidato ideale visto che già vivevo in un mio mondo fatto esclusivamente di allenamenti in palestra e momenti passati da solo in mezzo alla natura. Come spesso accade nella vita, il destino mise sulla mia strada le persone giuste e così durante una trasferta al negozio della famiglia Boscolo di Preganziol incontrai “Cambogia”, una delle figure più importanti della mia vita, uomo ricco di vicissitudini e orfano di padre come me, capace di gustare i profondi silenzi della pesca. Diventammo inseparabili e la decade che seguì a quel primo incontro ci vide affrontare le acque di tutta Italia e le mecche estere. Alcune volte siamo stati i primi a portare questa tecnica in acque vergini con altalenanti successi ed enormi soddisfazioni, ma noi non pescavamo solo per catturare pesce, avevamo bisogno di evadere da una realtà che ci opprimeva per rifugiarci in riva a qualche corso d'acqua dove stavamo in sintonia, senza parlare anche per giorni. E nonostante tutto ci capivamo al volo solo con uno sguardo. Il carpfishing mi ha rapito per buona parte della mia gioventù fissando ricordi indelebili di pescate solitarie durate anche trenta giorni consecutivi, in ambienti incontaminati. Mi sono spinto al limite e stavo per cadere nell'oblio dal quale mi sono salvato grazie alla nascita dei miei figli che mi hanno riportato a vivere in maniera costruttiva questa passione. Nel frattempo ero già diventato l'esperto di esche del mio piccolo gruppo di amici ed è stato chiaro fin da subito che la boilie avrebbe condizionato il mio modo di vivere la passione per la pesca alla carpa. Negli anni della ragione, grazie allo slancio imprenditoriale del giovane Fabio Boscolo, erede di una famiglia d’illuminati commercianti, nacque l'azienda Big Fish con la quale ho collaborato fino al 2010 in compagnia dell'amico e "guru" dell'esca Sandro Minotto. Gli anni con Big Fish mi hanno permesso di attingere direttamente all'e-sperienza di Richworth Streamselect, la prima industria nata per la produ-zione di boilies e di avere contatti diretti con i più grandi produttori di pet food e mangimi. Sono riuscito anche a realizzare il sogno di contattare Fred Wilton, il vero "Bait guru" del libro, con il quale ho intrapreso un rapporto di amicizia epistolare fatto di consigli, di aneddoti e credo di essere l'unico Italiano ad aver personalmente conosciuto l'inventore della boilie. Big Fish mi ha permesso di avere un filo diretto con tutti gli appassionati Italiani, grazie all'esperienza più bella e impegnativa della mia vita, rappresentata dalla gestione del monumentale forum a tema dell’azienda dove raccogliemmo un mondo d’informazioni, ricette, esperienze e consigli purtroppo andati persi. Negli ultimi anni ho ricevuto più di 10.000 messaggi personali suddivisi fra forum ed email ai quali mi pregio di aver risposto con enorme soddisfazione e spero chiarezza. Questo bagaglio d'informazioni mi ha spinto a creare prodotti per l'esca dedicati al nostro territorio e ai nostri ambienti, facendo diventare Big Fish la principale azienda del settore in Italia e una delle poche in grado di esportare conoscenza anche in Francia e Inghilterra. Avevo tre sogni per ciò che riguarda la ricerca e la diffusione delle competenze tecniche, elaborare una mia ricerca sull'esca, progetto riuscito nel 2012 sviluppando la teoria dell'elevata energia potenziale, ottenuta grazie alla ricerca e lo sviluppo di super nutrienti a base di grassi predigeriti e modificati, sfociata poi nel White fish mix. Creare un'esca pronta a mio nome, iniziativa riuscita nel 2013 con lo svi-luppo della crazy ready made, una boilie costruita su un’idea ambiziosa con tutti gli ingredienti nutritivi e attrattivi prodotti in autonomia e non mutuati da altri settori. L’ultimo dei miei sogni era scrivere un libro per raccogliere tutto il sapere e le esperienze di questa vita di studi, di ricerche e di avventure di pesca.