48. Pastoncini self made

0
471

La voglia di fare da soli è spesso trascinante e porta a sperimentare anche quando esistono centinaia di opportunità commerciali.

I pastoncini ornitologici, sono l’esempio lampante di prodotti funzionali, facilmente acquistabili al giusto prezzo, che non giustificano uno sviluppo self made.

Nonostante questo, ricevo decine di messaggi che mi chiedono come elaborare un prodotto casalingo con ingredienti facilmente reperibili nei super mercati e nei negozi di pesca.

Nel libro bait guru, sarà trattato in maniera molto tecnica l’argomento, con una ricetta completa e collaudata.

Per quello che riguarda la pillola di bait guru, tratteremo l’argomento in maniera molto semplice, utilizzando solo ingredienti solidi (in polvere o farine), senza dover impastare micro elementi.

Questa prima pillola è dedicata allo sviluppo di un pastone secco dolce, da utilizzarsi in tutte quelle miscele nutty o caratterizzazioni dolci e per creare un “light bird food” di cui parleremo prossimamente.

Gli ingredienti di volume sono tre tipologie di biscotto, da acquistarsi nella grande distribuzione a prezzo di discount, che da soli rappresentano il 60% del progetto stesso.

Questo non sarà un pastone da elevate intrusioni, ma un ingrediente da usare al massimo fino al 40% nella miscela finita. Per questo motivo non possiede doti di rullabilità spiccate.

La ricetta, con ingrediente dosati per comporre un chilogrammo di pastoncino:

   -200 grammi di biscotto savoiardo

   -200 grammi di biscotto amaretto

   -200 grammi di biscotto frollino all’uovo

   -150 grammi di melassa di canna da zucchero in polvere (zucchero grezzo)

   -100 grammi di glucosio in polvere

   -50 grammi di additivo Carpix per pasture

   -50 grammi di vitamina c in polvere

   -30 grammi di semi di cumino nero

   -20 grammi di semi di niger

Ovviamente i biscotti vanno micronizzati alla grana che preferite, anche se vi sono delle opportune riflessioni da fare che saranno ben analizzate nel libro.

I semi sono inseriti interi alla fine del processo di miscelazione degli altri ingredienti.

Trattiamo ora una versione più salata e gustosa, in grado di caratterizzare e amplificare il gusto delle miscele contenenti farine di pesce o carne.

Come al solito vi sono tre ingredienti di volume predominanti facilmente acquistabili a prezzo di discount, che dovranno essere macinati a piacere, ribadendo che questo tipo di progetto è destinato a creare un ingrediente bird food, da dosarsi fino al 40% della miscela finita.

La ricetta, in dosi dedicate a comporre un chilogrammo di pastone è così impostata:

   -200 grammi di cracker salati

   -200 grammi di patatine tipo fonzies

   -200 grammi di pane belga da pasture

   -150 grammi di additivo Brasem per pasture

   -100 grammi di glucosio in polvere

   -50 grammi di brodo granulare di pollo

   -50 grammi di vitamina c

   -30 grammi di semi di fieno greco

   -20 grammi di semi di anice

Come per la precedente ricetta, riguardante il pastone dolce, ricordo che i semi vanno inseriti interi alla fine del processo.

Nel prossimo episodio self made da alchimisti: il Krill fermentato.

http://www.thebaitguru.it

Articolo precedente47. Dosare gli ingredienti
Prossimo articolo49. Crazy Krill fermentato
mm
Sono nato in provincia di Treviso nel luglio del 1972 ed ho scoperto la passione per la pesca all'età di circa sei anni, fermandomi a guardare i pescatori di trote lungo il fiume della mia cittadina. Purtroppo mio padre Pietro non era un appassionato, quindi mi toccò arrangiarmi in maniera autonoma, munito solo della mia curiosità di bambino e confidando nella pazienza di quei vecchi pescatori che tempestavo di domande circa la tecnica, i nodi, le esche e le catture. Scoprii allora che nella pesca nulla è regalato e le informazioni che ricevevo erano più stimoli a sperimentare che non risposte certe. I miei genitori si decisero a farmi la licenza a otto anni, limite minimo consentito dall'associazione pescatori, dopo due anni di gavetta fatti nei laghetti sportivi pescando le trote. Ho praticato tutte le tecniche dell'epoca, canna fissa a persici sole, passata al tocco in torrente, spinning con cucchiaino e pesca a fondo classica per carpe, anguille e pesci gatto. Per mia fortuna la provincia di Treviso è sempre stata generosa in termini di ambienti e stimoli, permettendomi di crescere come pescatore a 360°. Mio padre Pietro morì prima del mio diciottesimo compleanno e l'anno che ne seguì fu per me molto difficile, introspettivo e buio, non pescai per molti mesi e mantenni l'aggancio con la passione solo grazie alle riviste di pesca che divoravo assiduamente. Fu proprio per merito di una rivista che conobbi la nuova tecnica importata dall'Inghilterra e grazie a un autore in particolare, Giorgio Balboni, me ne innamorai! Il carpfishing degli anni novanta era differente, molto introspettivo e adatto a pescatori piuttosto schivi e solitari, disposti a isolarsi anche per lunghi periodi in ambienti vergini, dove i cappotti erano all'ordine del giorno. Io ero il candidato ideale visto che già vivevo in un mio mondo fatto esclusivamente di allenamenti in palestra e momenti passati da solo in mezzo alla natura. Come spesso accade nella vita, il destino mise sulla mia strada le persone giuste e così durante una trasferta al negozio della famiglia Boscolo di Preganziol incontrai “Cambogia”, una delle figure più importanti della mia vita, uomo ricco di vicissitudini e orfano di padre come me, capace di gustare i profondi silenzi della pesca. Diventammo inseparabili e la decade che seguì a quel primo incontro ci vide affrontare le acque di tutta Italia e le mecche estere. Alcune volte siamo stati i primi a portare questa tecnica in acque vergini con altalenanti successi ed enormi soddisfazioni, ma noi non pescavamo solo per catturare pesce, avevamo bisogno di evadere da una realtà che ci opprimeva per rifugiarci in riva a qualche corso d'acqua dove stavamo in sintonia, senza parlare anche per giorni. E nonostante tutto ci capivamo al volo solo con uno sguardo. Il carpfishing mi ha rapito per buona parte della mia gioventù fissando ricordi indelebili di pescate solitarie durate anche trenta giorni consecutivi, in ambienti incontaminati. Mi sono spinto al limite e stavo per cadere nell'oblio dal quale mi sono salvato grazie alla nascita dei miei figli che mi hanno riportato a vivere in maniera costruttiva questa passione. Nel frattempo ero già diventato l'esperto di esche del mio piccolo gruppo di amici ed è stato chiaro fin da subito che la boilie avrebbe condizionato il mio modo di vivere la passione per la pesca alla carpa. Negli anni della ragione, grazie allo slancio imprenditoriale del giovane Fabio Boscolo, erede di una famiglia d’illuminati commercianti, nacque l'azienda Big Fish con la quale ho collaborato fino al 2010 in compagnia dell'amico e "guru" dell'esca Sandro Minotto. Gli anni con Big Fish mi hanno permesso di attingere direttamente all'e-sperienza di Richworth Streamselect, la prima industria nata per la produ-zione di boilies e di avere contatti diretti con i più grandi produttori di pet food e mangimi. Sono riuscito anche a realizzare il sogno di contattare Fred Wilton, il vero "Bait guru" del libro, con il quale ho intrapreso un rapporto di amicizia epistolare fatto di consigli, di aneddoti e credo di essere l'unico Italiano ad aver personalmente conosciuto l'inventore della boilie. Big Fish mi ha permesso di avere un filo diretto con tutti gli appassionati Italiani, grazie all'esperienza più bella e impegnativa della mia vita, rappresentata dalla gestione del monumentale forum a tema dell’azienda dove raccogliemmo un mondo d’informazioni, ricette, esperienze e consigli purtroppo andati persi. Negli ultimi anni ho ricevuto più di 10.000 messaggi personali suddivisi fra forum ed email ai quali mi pregio di aver risposto con enorme soddisfazione e spero chiarezza. Questo bagaglio d'informazioni mi ha spinto a creare prodotti per l'esca dedicati al nostro territorio e ai nostri ambienti, facendo diventare Big Fish la principale azienda del settore in Italia e una delle poche in grado di esportare conoscenza anche in Francia e Inghilterra. Avevo tre sogni per ciò che riguarda la ricerca e la diffusione delle competenze tecniche, elaborare una mia ricerca sull'esca, progetto riuscito nel 2012 sviluppando la teoria dell'elevata energia potenziale, ottenuta grazie alla ricerca e lo sviluppo di super nutrienti a base di grassi predigeriti e modificati, sfociata poi nel White fish mix. Creare un'esca pronta a mio nome, iniziativa riuscita nel 2013 con lo svi-luppo della crazy ready made, una boilie costruita su un’idea ambiziosa con tutti gli ingredienti nutritivi e attrattivi prodotti in autonomia e non mutuati da altri settori. L’ultimo dei miei sogni era scrivere un libro per raccogliere tutto il sapere e le esperienze di questa vita di studi, di ricerche e di avventure di pesca.