53. Yellow bird food

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Negli anni novanta il bird food mix era solo “giallo” e rigorosamente dolce; non vi erano alternative e le carpe si catturavano con boilie che somigliavano a pasticcini.

Il primo che ho sviluppato era molto classico, lo formulai utilizzando i pastoncini che ritenevo essere i più adatti per il carpfishing poiché provenivano direttamente dalla Haiths in Inghilterra.

Era composto con:

-30% di Nectarblend

-20% di Ptx

-20% di farina di soia tostata

-20% di semola rimacinata

-10% di latte Vitamealo

Semplice, dolce e molto catturante soprattutto se rullato con basi tipo Corn Step Liquor, aroma Scopex, olio essenziale pepe nero e dolcificante intenso. Oppure Melassa, miele, aroma fragola, olio essenziale bergamotto e dolcificante intenso.

Due esche all round ideali per pescare senza pasturazione preventiva in quasi tutte le acque ferme, nel periodo primaverile ed estivo.

Rimasi legato a questa ricetta per i primi anni ma a un certo punto giunsi in contatto con il precursore di tutti i bird food tecnici che sarebbero sa-liti alla ribalta verso la metà degli anni novanta: il Savay seed mix di Martin Locke, che era commercializzato in strepitose varianti aromatiche, dal marchio che introdusse un nuovo livello di paragone, la Solar-Tackle.

L’idea di lavorare alla costruzione di una base bird food molto nutriente e digeribile, per poi caratterizzarla in differenti versioni gustative, aggiungendo pallatant e aromatizzanti, mi parve veramente geniale!

Mi resi conto, utilizzando prodotti storici come il Quench e il Top banana, che effettivamente le caratterizzazioni, pur essendo uguali per oltre il 70% della composizione, differivano in maniera sostanziale come resa a seconda delle circostanze, dei piani d’acqua e delle stagioni.

Mi misi quindi a sviluppare quello che sarebbe diventato il mio progetto più a lungo termine, durato 14 anni, fino ad arrivare allo sviluppo del bird food mix che è alla base delle mie ready made.

Per avere una solida base, decisi di iniziare a lavorare in termini nutritivi e gustativi solo sulla metà della miscela finita.

Composi un gran numero di prototipi, partendo dal mangime Raggio di sole per galline ovaiole (il più proteico fra i mangimi per polli), finemente micronizzato, che mi garantiva tutti gli ingredienti di partenza in forma precotta e digeribile, integrata di oligoelementi, di acidi grassi, di vitamine e minerali.

Mi concentrai quindi sulla composizione del restante 50%, selezionando alcuni pastoncini tecnici di assoluta qualità come il Biskò di Ravasi, il Quikò classic futter e il CeDe egg food.

Molto simili tra loro in termini nutritivi, apparentemente uguali anche come composizione e tutti e quattro estremamente neutri in termini meccanici, praticamente in grado di rullare puri, purché micronizzati.

Composi quindi quattro versioni differenti così formulate:

-50% di mangime per ovaiole micronizzato

-35% di pastoncino

-10% di latte scremato

-05% di albumina

E preparai delle esche tutte uguali impastando con miele, aroma Scopex, olio essenziale pepe nero e dolcificante intenso.

I quattro prototipi furono portati in pesca da me e dai miei compagni dell’epoca, in svariate tipologie di acqua, in tutte le stagioni, con approcci differenziati e con costante pasturazione dell’area.

Registrammo minuziosamente tutti i risultati ottenuti, fino a giungere all’evidente considerazione statistica e pratica che non vi fosse una tipologia migliore delle altre.

Questo passaggio fondamentale per la mia esperienza di giovane self maker, mi fece riconsiderare molti aspetti e credenze e sono tuttora convinto che utilizzando pastoncini con ingredienti simili non si possano ottenere differenze eclatanti.

Per questo motivo, ritengo che miscelare fra loro prodotti con caratteristiche analoghe non serva a niente.

Alla fine di questo percorso scelsi per puro spirito patriottico e per aver visto personalmente lo stabilimento di produzione, un prodotto italiano di eccellenza: il Biskò della Ravasi di Brivio.

Su questo super pastone, formulai uno dei miei cavalli di battaglia, un bird food mix giallo dolce, nutriente e con qualità meccaniche e di scambio in acqua eccezionali.

Grazie a questo mix, ho potuto pescare con assoluta soddisfazione e tranquillità per molto tempo.

Veniamo quindi a questo progetto sempre verde, che voglio condividere per quelle che sono le qualità peculiari e le idee che mi portarono allo sviluppo.

Decisi di continuare la strada intrapresa col mangime per i polli e quindi basai il 50% della mia ricetta sull’utilizzo del Biskò puro, inserito per 300 grammi in forma micronizzata finemente e per i restanti 200 grammi intero (dose per un kg.), per sfruttare le differenti granulometrie presenti nel prodotto.

Aggiustai il tutto in termini nutritivi aggiungendo latte magro in polvere, lievito zootecnico, germe di grano e caseina rennet fino ad arrivare alla soglia proteica che ritenevo ideale e quindi mi dedicai a ottenere il gusto dolce che m’interessava attraverso il malto, lo zucchero bruno di canna e il glucosio in polvere.

La ricetta finale fu così composta:

-30% Biskò micronizzato

-20% Biskò intero

-20% di latte magro spray

-07% di caseina rennet

-05% di germe di grano

-05% di lievito zootecnico (inattivo)

-05% di malto

-05% di zucchero bruno di canna integrale

-03% di glucosio in polvere

Con questo bird food mix è possibile coprire gran parte delle esigenze di pesca di tutti quegli appassionati che non pasturano con continuità.

L’esca si presta tranquillamente a condizionare la quasi totalità delle acque dove i pesci rispondono bene al nutrimento e tutti quei posti ormai abusati da fish mix.

La soluzione attrattiva ideale prevede l’utilizzo di liquid food energetici, come il liquore di grano, l’estratto di tiger nut e la melassa, oppure va-riazioni più strane, tipo le salse di soia e i fermentati.

Una delle mie ricette preferite prevede di dosare 50 ml. di CSL, 20 ml. di aceto di mele, 7 ml. di aroma scopex e 7 ml. di dolcificante NHDC.

Nella prossima pillola di Bait guru, parleremo ancora di mix, una versione bird fish da lunga pasturazione.

http://www.thebaitguru.it

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Sono nato in provincia di Treviso nel luglio del 1972 ed ho scoperto la passione per la pesca all'età di circa sei anni, fermandomi a guardare i pescatori di trote lungo il fiume della mia cittadina. Purtroppo mio padre Pietro non era un appassionato, quindi mi toccò arrangiarmi in maniera autonoma, munito solo della mia curiosità di bambino e confidando nella pazienza di quei vecchi pescatori che tempestavo di domande circa la tecnica, i nodi, le esche e le catture. Scoprii allora che nella pesca nulla è regalato e le informazioni che ricevevo erano più stimoli a sperimentare che non risposte certe. I miei genitori si decisero a farmi la licenza a otto anni, limite minimo consentito dall'associazione pescatori, dopo due anni di gavetta fatti nei laghetti sportivi pescando le trote. Ho praticato tutte le tecniche dell'epoca, canna fissa a persici sole, passata al tocco in torrente, spinning con cucchiaino e pesca a fondo classica per carpe, anguille e pesci gatto. Per mia fortuna la provincia di Treviso è sempre stata generosa in termini di ambienti e stimoli, permettendomi di crescere come pescatore a 360°. Mio padre Pietro morì prima del mio diciottesimo compleanno e l'anno che ne seguì fu per me molto difficile, introspettivo e buio, non pescai per molti mesi e mantenni l'aggancio con la passione solo grazie alle riviste di pesca che divoravo assiduamente. Fu proprio per merito di una rivista che conobbi la nuova tecnica importata dall'Inghilterra e grazie a un autore in particolare, Giorgio Balboni, me ne innamorai! Il carpfishing degli anni novanta era differente, molto introspettivo e adatto a pescatori piuttosto schivi e solitari, disposti a isolarsi anche per lunghi periodi in ambienti vergini, dove i cappotti erano all'ordine del giorno. Io ero il candidato ideale visto che già vivevo in un mio mondo fatto esclusivamente di allenamenti in palestra e momenti passati da solo in mezzo alla natura. Come spesso accade nella vita, il destino mise sulla mia strada le persone giuste e così durante una trasferta al negozio della famiglia Boscolo di Preganziol incontrai “Cambogia”, una delle figure più importanti della mia vita, uomo ricco di vicissitudini e orfano di padre come me, capace di gustare i profondi silenzi della pesca. Diventammo inseparabili e la decade che seguì a quel primo incontro ci vide affrontare le acque di tutta Italia e le mecche estere. Alcune volte siamo stati i primi a portare questa tecnica in acque vergini con altalenanti successi ed enormi soddisfazioni, ma noi non pescavamo solo per catturare pesce, avevamo bisogno di evadere da una realtà che ci opprimeva per rifugiarci in riva a qualche corso d'acqua dove stavamo in sintonia, senza parlare anche per giorni. E nonostante tutto ci capivamo al volo solo con uno sguardo. Il carpfishing mi ha rapito per buona parte della mia gioventù fissando ricordi indelebili di pescate solitarie durate anche trenta giorni consecutivi, in ambienti incontaminati. Mi sono spinto al limite e stavo per cadere nell'oblio dal quale mi sono salvato grazie alla nascita dei miei figli che mi hanno riportato a vivere in maniera costruttiva questa passione. Nel frattempo ero già diventato l'esperto di esche del mio piccolo gruppo di amici ed è stato chiaro fin da subito che la boilie avrebbe condizionato il mio modo di vivere la passione per la pesca alla carpa. Negli anni della ragione, grazie allo slancio imprenditoriale del giovane Fabio Boscolo, erede di una famiglia d’illuminati commercianti, nacque l'azienda Big Fish con la quale ho collaborato fino al 2010 in compagnia dell'amico e "guru" dell'esca Sandro Minotto. Gli anni con Big Fish mi hanno permesso di attingere direttamente all'e-sperienza di Richworth Streamselect, la prima industria nata per la produ-zione di boilies e di avere contatti diretti con i più grandi produttori di pet food e mangimi. Sono riuscito anche a realizzare il sogno di contattare Fred Wilton, il vero "Bait guru" del libro, con il quale ho intrapreso un rapporto di amicizia epistolare fatto di consigli, di aneddoti e credo di essere l'unico Italiano ad aver personalmente conosciuto l'inventore della boilie. Big Fish mi ha permesso di avere un filo diretto con tutti gli appassionati Italiani, grazie all'esperienza più bella e impegnativa della mia vita, rappresentata dalla gestione del monumentale forum a tema dell’azienda dove raccogliemmo un mondo d’informazioni, ricette, esperienze e consigli purtroppo andati persi. Negli ultimi anni ho ricevuto più di 10.000 messaggi personali suddivisi fra forum ed email ai quali mi pregio di aver risposto con enorme soddisfazione e spero chiarezza. Questo bagaglio d'informazioni mi ha spinto a creare prodotti per l'esca dedicati al nostro territorio e ai nostri ambienti, facendo diventare Big Fish la principale azienda del settore in Italia e una delle poche in grado di esportare conoscenza anche in Francia e Inghilterra. Avevo tre sogni per ciò che riguarda la ricerca e la diffusione delle competenze tecniche, elaborare una mia ricerca sull'esca, progetto riuscito nel 2012 sviluppando la teoria dell'elevata energia potenziale, ottenuta grazie alla ricerca e lo sviluppo di super nutrienti a base di grassi predigeriti e modificati, sfociata poi nel White fish mix. Creare un'esca pronta a mio nome, iniziativa riuscita nel 2013 con lo svi-luppo della crazy ready made, una boilie costruita su un’idea ambiziosa con tutti gli ingredienti nutritivi e attrattivi prodotti in autonomia e non mutuati da altri settori. L’ultimo dei miei sogni era scrivere un libro per raccogliere tutto il sapere e le esperienze di questa vita di studi, di ricerche e di avventure di pesca.