37. Inneschi S.S.L.

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L’innesco è “l’ultima boilie” quella che ci collega alla cattura del pesce, che decreta il successo o il fallimento della battuta di pesca.

L’innesco deve essere identico alle boilie da pastura?

Nelle lunghe campagne di preparazione della posta è effettivamente controproducente innescare una boilie differente perché il pesce ha creato una forte confidenza verso stimoli, forme, colore e densità ben specifiche!

Ma nelle pescate senza pasturazione preventiva oppure in quelle con un minimo di preparazione, per intenderci quelle gestite con esche attrattive, si può differenziare la pallina sul terminale variandone il bilanciamento (peso specifico) e\o la forza attrattiva.

A volte avere più possibilità di innesco differenti ci permette di ovviare a problematiche specifiche che si presentano durante la pescata stessa, permettendoci la massima resa possibile.

Avere un innesco leggero, diciamo bilanciato neutro col peso dell’amo, aiuta nei confronti di pesci molto smaliziati o per la pesca su fondali leggeri , ricchi di fango buono o micro alghe.

Avere un innesco durissimo e duraturo ci permette di affrontare il disturbo dei piccoli pesci o di lasciare il terminale in pesca anche per due notti consecutive.

Avere un innesco solubile o semi-solubile, ci permette infine di portare in acqua un forte segnale nutritivo con poca sostanza, caratteristica utile per le poche esche che metto sullo stringer, oppure per creare un doppio innesco composto da un’esca duratura e un’altra solubile.

Vediamo come portare avanti lo sviluppo delle tre varianti trattando una boilie a me molto cara, la scopex-squid-liver.

La base sarà il solito mix 50\50.

Tutta la boilie ruota esclusivamente attorno alla parte liquida in quanto l’innesco è solo attrazione, mentre le boilie da pastura e contorno saranno realizzate con la normale caratterizzazione già presentata (pillola di bait guru extreme liver).

La parte liquida sarà composta con 100 ml. di liquid squid extract, 100 ml. liquid liver extract, 5 ml. aroma squid, 7 ml. aroma scopex e 7 ml. di dolcificante intenso (dose per 1 chilogrammo di mix).

   -Versione bilanciata

Misceliamo 700 grammi di mix 50\50 con 300 di pop up mix pronto, impastiamo con la parte liquida (senza uovo in questa prima fase) fino al completo assorbimento dei liquidi , quindi aggiungiamo 1 uovo alla volta per raggiungere la consistenza ideale per estrudere e rullare. Lasciamo riposare e compattare le palline crude per qualche ora e poi cuociamo a vapore.

   -Versione più resistente

Misceliamo 800 grammi di mix 50\50 con 100 di albumina e 100 di gelatina animale in polvere, impastiamo con la parte liquida fino al completo assorbimento dei liquidi e quindi aggiungiamo 1 uovo alla volta fino alla consistenza ideale, quindi procedo come nella precedente versione.

   -Versione solubile Misceliamo 800 grammi di mix 50\50 con 200 di farina di fegato, a parte prepariamo i liquidi composti da 2 uova, 150 ml. liquid squid extract, 150 ml. liquid liver extract, 3ml. aroma squid, 5 ml. aroma scopex e 5 ml. dolcificante intenso(dose per un chilogrammo di mix). Impastiamo solidi e liquidi fino al completo assorbimento e quindi completiamo aggiungendo Glicole propilenico Q.B. per raggiungere la consistenza ideale per estrudere e rullare. Queste particolari esche vanno lasciate riposare più a lungo prima di cuocere.

Nella prossima puntata ancora un’innesco potenziato a base di Krill e frutta acida.

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Sono nato in provincia di Treviso nel luglio del 1972 ed ho scoperto la passione per la pesca all'età di circa sei anni, fermandomi a guardare i pescatori di trote lungo il fiume della mia cittadina. Purtroppo mio padre Pietro non era un appassionato, quindi mi toccò arrangiarmi in maniera autonoma, munito solo della mia curiosità di bambino e confidando nella pazienza di quei vecchi pescatori che tempestavo di domande circa la tecnica, i nodi, le esche e le catture. Scoprii allora che nella pesca nulla è regalato e le informazioni che ricevevo erano più stimoli a sperimentare che non risposte certe. I miei genitori si decisero a farmi la licenza a otto anni, limite minimo consentito dall'associazione pescatori, dopo due anni di gavetta fatti nei laghetti sportivi pescando le trote. Ho praticato tutte le tecniche dell'epoca, canna fissa a persici sole, passata al tocco in torrente, spinning con cucchiaino e pesca a fondo classica per carpe, anguille e pesci gatto. Per mia fortuna la provincia di Treviso è sempre stata generosa in termini di ambienti e stimoli, permettendomi di crescere come pescatore a 360°. Mio padre Pietro morì prima del mio diciottesimo compleanno e l'anno che ne seguì fu per me molto difficile, introspettivo e buio, non pescai per molti mesi e mantenni l'aggancio con la passione solo grazie alle riviste di pesca che divoravo assiduamente. Fu proprio per merito di una rivista che conobbi la nuova tecnica importata dall'Inghilterra e grazie a un autore in particolare, Giorgio Balboni, me ne innamorai! Il carpfishing degli anni novanta era differente, molto introspettivo e adatto a pescatori piuttosto schivi e solitari, disposti a isolarsi anche per lunghi periodi in ambienti vergini, dove i cappotti erano all'ordine del giorno. Io ero il candidato ideale visto che già vivevo in un mio mondo fatto esclusivamente di allenamenti in palestra e momenti passati da solo in mezzo alla natura. Come spesso accade nella vita, il destino mise sulla mia strada le persone giuste e così durante una trasferta al negozio della famiglia Boscolo di Preganziol incontrai “Cambogia”, una delle figure più importanti della mia vita, uomo ricco di vicissitudini e orfano di padre come me, capace di gustare i profondi silenzi della pesca. Diventammo inseparabili e la decade che seguì a quel primo incontro ci vide affrontare le acque di tutta Italia e le mecche estere. Alcune volte siamo stati i primi a portare questa tecnica in acque vergini con altalenanti successi ed enormi soddisfazioni, ma noi non pescavamo solo per catturare pesce, avevamo bisogno di evadere da una realtà che ci opprimeva per rifugiarci in riva a qualche corso d'acqua dove stavamo in sintonia, senza parlare anche per giorni. E nonostante tutto ci capivamo al volo solo con uno sguardo. Il carpfishing mi ha rapito per buona parte della mia gioventù fissando ricordi indelebili di pescate solitarie durate anche trenta giorni consecutivi, in ambienti incontaminati. Mi sono spinto al limite e stavo per cadere nell'oblio dal quale mi sono salvato grazie alla nascita dei miei figli che mi hanno riportato a vivere in maniera costruttiva questa passione. Nel frattempo ero già diventato l'esperto di esche del mio piccolo gruppo di amici ed è stato chiaro fin da subito che la boilie avrebbe condizionato il mio modo di vivere la passione per la pesca alla carpa. Negli anni della ragione, grazie allo slancio imprenditoriale del giovane Fabio Boscolo, erede di una famiglia d’illuminati commercianti, nacque l'azienda Big Fish con la quale ho collaborato fino al 2010 in compagnia dell'amico e "guru" dell'esca Sandro Minotto. Gli anni con Big Fish mi hanno permesso di attingere direttamente all'e-sperienza di Richworth Streamselect, la prima industria nata per la produ-zione di boilies e di avere contatti diretti con i più grandi produttori di pet food e mangimi. Sono riuscito anche a realizzare il sogno di contattare Fred Wilton, il vero "Bait guru" del libro, con il quale ho intrapreso un rapporto di amicizia epistolare fatto di consigli, di aneddoti e credo di essere l'unico Italiano ad aver personalmente conosciuto l'inventore della boilie. Big Fish mi ha permesso di avere un filo diretto con tutti gli appassionati Italiani, grazie all'esperienza più bella e impegnativa della mia vita, rappresentata dalla gestione del monumentale forum a tema dell’azienda dove raccogliemmo un mondo d’informazioni, ricette, esperienze e consigli purtroppo andati persi. Negli ultimi anni ho ricevuto più di 10.000 messaggi personali suddivisi fra forum ed email ai quali mi pregio di aver risposto con enorme soddisfazione e spero chiarezza. Questo bagaglio d'informazioni mi ha spinto a creare prodotti per l'esca dedicati al nostro territorio e ai nostri ambienti, facendo diventare Big Fish la principale azienda del settore in Italia e una delle poche in grado di esportare conoscenza anche in Francia e Inghilterra. Avevo tre sogni per ciò che riguarda la ricerca e la diffusione delle competenze tecniche, elaborare una mia ricerca sull'esca, progetto riuscito nel 2012 sviluppando la teoria dell'elevata energia potenziale, ottenuta grazie alla ricerca e lo sviluppo di super nutrienti a base di grassi predigeriti e modificati, sfociata poi nel White fish mix. Creare un'esca pronta a mio nome, iniziativa riuscita nel 2013 con lo svi-luppo della crazy ready made, una boilie costruita su un’idea ambiziosa con tutti gli ingredienti nutritivi e attrattivi prodotti in autonomia e non mutuati da altri settori. L’ultimo dei miei sogni era scrivere un libro per raccogliere tutto il sapere e le esperienze di questa vita di studi, di ricerche e di avventure di pesca.